Lunedì, Giugno 26, 2017
   
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La storia

L'attività istituzionale del Consorzio ha prodotto, mediante l'utilizzo degli interventi straordinari per il Mezzogiorno, un tentativo di prima industrializzazione della Provincia di Reggio Calabria, impostato sul sistema delle aree industriali che ancora oggi esistono.

Il Consorzio nasce a Reggio Calabria nel 1963 dall'associazione di vari Enti con la finalità della realizzazione del Nucleo Industriale; nel 1971 i Nuclei di industrializzazione venivano trasformati in aree industriali. Oggigiorno il Consorzio comprende i territori di quarantacinque Comuni della Provincia abbracciando tutta la fascia costiera da Rosarno a Monasterace.

Fin dai primi anni si realizzavano infrastrutture, a servizio dello sviluppo industriale, di grande significato: il porto di Gioia Tauro con i cento miliardi delle vecchie lire stanziati dalla Cassa per il Mezzogiorno costituiva il più importante appalto di tutti i tempi in Italia. Il porto di Saline Joniche, che impegnava una spesa di 26 miliardi, assieme agli interventi sugli agglomerati di Reggio Calabria – San Gregorio e Villa San Giovanni – Campo Calabro, completa le reti infrastrutturali a servizio delle industrie.

A tali importanti infrastrutture è seguito il naturale completamento degli interventi con la realizzazione negli agglomerati delle strade, delle reti fognanti, dei depuratori a cui si sono accompagnati i primi insediamenti industriali.

Dopo le O.M.E.C.A. (1962) nell'agglomerato di Reggio Calabria – San Gregorio sono sorte altre 25 aziende tra cui la Uniliq S.p.a (oggi UOP), azienda multinazionale specializzata nella produzione di setacci molecolari.

Dopo la nascita dell'agglomerato di Reggio Calabria – San Gregorio è stato realizzato l'agglomerato di Villa San Giovanni – Campo Calabro nel quale oggi operano alcune fra le primarie aziende locali (Nuova Elettromeccanica Sud Srl, Mauro Caffè Spa, Attinà Srl). Lo sviluppo dell'area di Campo Calabro ha segnato una marcata presenza di iniziative nel settore dell'agroalimentare e della grande distribuzione.

Successivamente sono nati gli agglomerati di Saline Joniche e di Gioia Tauro – Rosarno – San Ferdinando sulla base di prospettive di industrializzazione che poi sono venute a mancare da parte della Liquichimica Biosintesi (Saline Joniche) e del V° Centro siderurgico (Gioia Tauro).

Negli anni ‘80 si assiste ad un rapido declino dei processi di industrializzazione avviati nel periodo precedente. L'intervento pubblico, finalizzato alla nascita di una realtà industriale di primo livello, realizzato mediante l'apporto finanziario nel capitale delle imprese da parte della Gepi – Società di Gestioni e Partecipazioni Industriali – non sortisce gli effetti sperati. L'area di Gioia Tauro e quella di Saline Joniche, progettate per accogliere grandi insediamenti esterni, rimangono realtà avulse dai processi di investimento da parte di operatori privati e pubblici.

Sempre in quegli anni si registrano altri due significativi eventi negativi: quello della Centrale di produzione di energia elettrica alimentata a carbone e quello delle Officine Grandi Riparazioni (FS); il primo intervento non è mai avviato, il secondo, invece, è stato dismesso in pochi anni.

Negli anni ‘90, si concretizzano importanti opportunità per Gioia Tauro che grazie al protocollo di intesa siglato tra Governo e Gruppo Contiship permette la rivitalizzazione dell'area portuale di Gioia Tauro.

All'investimento nel terminal portuale si affianca una ripresa delle domanda di insediamento nell'area industriale limitrofa al porto che oggi può contare, grazie ai finanziamenti confluiti sui progetti imprenditoriali a valere sulla legge 488/92, il Contratto d'Area e la Sovvenzione Globale dell'area di Gioia Tauro, su un numero complessivo di circa 50 imprese (in produzione ed in costruzione), con una occupazione previsionale pari a circa 1.400 unità.

I settori maggiormente sensibili all'attivazione di processi di sviluppo industriale si sono rilevati essere la cantieristica navale, la logistica industriale e commerciale, la trasformazione e commercializzazione del legno e del mobilio.

Gioia Tauro, grazie al citato Protocollo d'Intesa e ad altri finanziamenti è stata oggetto di ulteriori importanti interventi di infrastrutturazione che hanno consentito la realizzazione di opere aggiuntive tra le quali si annovera: l'impianto di depurazione, l'interporto realizzato in sinergia con il terminal marittimo e l'infrastrutturazione di un'area di circa 30 ha destinata alla Sovvenzione Globale.

Nell'integrazione all'Accordo di Programma Quadro Regione – Governo è stata poi prevista e finanziata per £ 45 miliardi l'infrastrutturazione di una ulteriore macro area dell'agglomerato di Gioia Tauro (IIIª zona di Rosarno) per complessivi 50 ha.

I programmi di sviluppo per la dotazione infrastrutturale e tecnologica dell'area di Campo Calabro saranno discussi nell'ambito del partenariato costituito per la formazione del progetto integrato territoriale a valere sui fondi strutturali previsti dal Programma operativo regionale Calabria.

Da segnalare, invece, che rimane sostanzialmente immutata la situazione per gli agglomerati di Reggio Calabria e di Saline Joniche per i quali, tra l'altro, sono in corso di definizione le varianti al piano regolatore territoriale.

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